Casa 04

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Una piccola unità riconvertita a 16monolocale di lusso – Progettazione coordinata con altre figure professionali per integrare le opere di miglioramento acustico, strutturale e le scelte stilistiche e d’arredo che hanno comportato una progettazione su misura dell’arredo che comprendesse soluzioni personalizzate uniche e per ottenere il maggior risparmio di spazio.

Unicità e personalizzazione anche nella scelta delle finiture e dei materiali utilizzati, come il travertino romano rigato e decorato, l’arredobagno di design, gli infissi coordinati con i pavimenti in legno, i termoarredo e gli elettrodomestici.

07Oltre agli specchi progettati su misura per caratteristiche e disegno, anche il settore illuminazione ha avuto la sua importanza con una illuminazione degli ambienti differenziata per zone grazie ad elementi puntuali e diffusori luminosi a led disegnati su misura e quindi unici: a luce radente (accentuano la matericità delle superfici) ed a riflessione (che illuminano due ambienti contemporaneamente).

 

Ulteriori informazioni e immagini a questo indirizzo.

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Auguri!

Tanti auguri di buone feste e felice anno nuovo,

Zironi Architetti – Michele e Francesco Zironi

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Acquerello di Michele Zironi – “Via Senzanome 17/A” (2001)

Walkscapes – Camminare come pratica estetica

Autore: Francesco Careriwalkscapes

Editore: Giulio Einaudi Editore

Prima pubblicazione: 2006

Per chi è appassionato di camminate e trekking come me, la lettura di Walkscapes, è stata una piacevolissima scoperta, perchè mi ha aperto gli occhi su cos’è quel piacere nascosto che provo quando devo sbilanciarmi per compiere un passo. Che sia una passeggiata urbana od un trekking in montagna ho sempre la sensazione che quello che sto facendo sia più importante del solo mettere un passo avanti all’altro, quasi stessi compiendo chissà quale impresa.

Il camminare si è trasformato in forma simbolica che ha permesso all’uomo di abitare il mondo.

Vedere, collocare e percorrere i luoghi dalle origini dell’umanità si pone come prima forma di descrizione e trasformazione dei luoghi da parte dell’uomo ed esiste una intima differenza tra i luoghi dello stare e i luoghi dell’andare. Questa differenza trova le sue radici calate nel processo creativo ed artistico che l’uomo compie da sempre nel muoversi nei luoghi.

Il camminare, pur non essendo la costruzione fisica di uno spazio, implica una trasformazione del luogo e dei suoi significati. La sola presenza fisica dell’uomo in uno spazio […] e il variare delle percezioni che ne riceve attraversandolo, è una forma di trasformazione del paesaggio che, seppure non lasci segni tangibili, modifica culturalmente il significato dello spazio e quindi lo spazio in sè, trasformandolo in luogo.

Muoversi, camminare, in passato ha significato anche abitare il mondo, modificarlo e trasformarlo creando una serie di percorsi, sentieri necessari per collegare i vari luoghi quotidiani: villaggi, capanne, campi….

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Incisione rupestre, Bedolina, Val Camonica, circa 10.000 a.C.

Prima della trasformazione fisica della crosta terrestre cominciata con i menhir, il territorio ha subito una trasformazione culturale fondata sul camminare, un’azione che si svolse sulla sola superficie del pianeta senza violarne la materia. Quello del percorso è dunque uno spazio anteriore allo spazio architettonico, uno spazio immateriale con significati simbolico-religiosi. Per migliaia di anni, quando ancora era impensabile la costruzione fisica di un luogo simbolico, il percorrere lo spazio ha rappresentato un mezzo estetico attraverso il quale era possibile abitare il mondo. […] Il camminare produce luoghi. Prima dal neolitico, e quindi prima dei menhir, l’unica architettura simbolica capace di modificare l’ambiente era il camminare, un’azione che è simultaneamente atto percettivo e atto creativo, che è contemporaneamente lettura e scrittura del territorio.

Con Walkscapes Careri apre un vaso di Pandora ricco di spunti, materiale, citazioni, immagini, poesie ed inserti tematiche sul camminare, approfondendo i significati che questo ha avuto anche nei movimenti artistici di inizio secolo. Mentre per i futuristi la città è un luogo attraversato da flussi di energia e vorticosi movimenti e la lettura di ciò che vi si svolge si arresta alla mera rappresentazione, l’Atto dell’esplorazione e della percezione sonora, visiva e tattile dello spazio urbano in trasformazione, (il campo dell’azione) viene poi ripresa da Dada – in una operazione dissacratoria dell’arte al fine di unire arte e vita, sublime e quotidiano. Dada lo fa offrendo agli artisti una nuova possibilità di operare sulla città, non intervendo sullo stesso, ma portando l’artista direttamente sul posto da svelare, documentando l’azione, ma senza nessuna operazione materiale da compiere.

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Il volantino della prima escursione Dada e la foto di gruppo a Saint-Julien-le-Pauvre – Da sinistra: Jean Crotti, Georges D’Esparbès, André Breton, Georges Rigaud, Paul Eluard, Georges Ribemont-Dessaignes, Benjamin Pèret, Théodore Fraenkel, Louis Aragon, Tristan Tzara, Philippe Soupault.

Nella successiva Deambulazione surrealista  ci si colloca fuori dal tempo, in un territorio empatico. Lo spazio è un soggetto autonomo, un interlocutore che trasporta l’essere in uno stato di incoscienza, ipnosi, perdita di controllo…. un medium attraverso cui entrare in contatto con la parte inconscia del territorio

La terra, sotto i miei piedi, non è altro che un immenso giornale spiegato. A volte passa una fotografia, è una curiosità qualunque e dai fiori nasce uniformemente il profumo, il buon profumo dell’inchiostro di stampa. Andrè Breton, Poisson soluble, 1924

Con la Deriva Lettrista (1956 Théorie de la dérive), invece, la deambulazione surrealista viene superata da un preciso rilievo psicogeografico della città, con correnti, punti fissi e regole prestabilite in base a cartografie psicogeografiche sulle quali vi sono rappresentati spazi e direzioni. Nel 1957 Guy Debord pubblica Naked City nella quale la città è formata da quartieri decontestualizzati, isole che galleggiano collegate da connessioni e traiettorie – arcipelaghi nei quali il girovagare porta alla costruzione di una nuova civiltà.

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Guy Debord, The Naked City, 1957

Nel 1967 Richard Long realizza il rivoluzionario A Line Made by Walking, trasformando il camminare da gesto artistico in un concreto segno sul territorio, semplicemente realizzato calpestando l’erba. Tale segno impresso su pellicola fotografica (e che scomparirà al rialzasi dell’erba),  è inequivocabilmente il risultato di una azione e diventa quindi qualcosa che si pone tra scultura ed architettura del paesaggio.

Il mondo diventa allora un immenso territorio estetico, un’enorme tela su cui disegnare camminando.

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Richard Long, A line Made by Walking, 1967

Camminare non è mai stato così importante.

Francesco Zironi – www.zironiarchitetti.it

 

A conclusione di questa breve sintesi, un’intervista all’autore Francesco Careri da parte di architetturaecritica :

Francesco Careri (1966) è architetto e dal 2005 è Ricercatore Universitario presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre. Dal 1995 è membro fondatore del laboratorio di Arte Urbana Stalker Osservatorio Nomade. Dal 2006 è titolare del Corso di Arti Civiche della Facoltà di Architettura di Roma Tre. Dal 2012 è Direttore del Master Arti Architettura Città, ed è coordinatore del Master PIMC – Politiche dell’Incontro e Mediazione Culturale.

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Casa 03

Un appartamento in un quartiere 9silenzioso e pieno di verde.

Assistenza all’acquisto dell’immobile ed a tutte le scelte da compiere prima del trasloco.

Assistenza al cliente nella scelta degli infissi, delle soluzioni stilistiche fino alla progettazione dell’arredamento anche utilizzando mobilio di proprietà.

Direzione di tutti i lavori necessari all’impiantistica per l’installazione della nuova cucina e delle finiture da rinnovare.

Una bella casa che ci ha dato tante soddisfazioni.

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Ulteriori immagini a questo indirizzo: www.zironiarchitetti.it

L’urbanizzazione del mondo

Autore: Jacques Véron 7ce03f9cover12455

Editore: Il Mulino

Prima pubblicazione: 2006

Con questa pubblicazione Jacques Véron, demografo all’Institut national d’études démographiques (Ined), presenta dati alla mano il complesso panorama demografico mondiale – sviluppando diversi argomenti e ponendo diversi quesiti sul futuro delle città alla luce dei trend degli ultimi decenni.

Qualsiasi riflessione sul possibile sviluppo sostenibile del pianeta porta inevitabilmente a interrogarsi sul futuro delle città, sui modelli di consumo dei cittadini e più in generale sui loro modi di vita.

Dalle analisi delle Nazioni Unite (dati 2004) i paesi sviluppati appaiono essere anche i più urbanizzati, ma bisogna tenere ben presente che la maggioranza della popolazione urbana vive nei paesi in via di sviluppo (Immagine 1) ovvero 2 miliardi di cittadini sui 3 miliardi censiti sul pianeta nel 2003.

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Immagine 1 – Fonte: http://www.demographics.at (dati: United Nations, PPP2015)

Sembra che la crescita all’urbanizzazione delle città continuerà la sua progressione, tanto che le stime per il 2030 ci consegnano un pianeta con più del 60% della popolazione mondiale stabilizzata a vivere nelle città.

E se i dati in sè possono non spaventare, è nella crescita esponenziale delle città che dobbiamo porre attenzione. Confrontando i dati si nota infatti che al 1975 vi erano solo 195 agglomerati urbani con più di un milione di abitanti e nel 2005 si è arrivati a 430 – la popolazione totale residente in città con più di un milione di abitanti è passata da 509 milioni nel 1975 a 1,2 miliardi nel 2005. Nel 2015 erano circa 360 milioni le persone in agglomerati da 10 milioni di abitanti o più, con dinamiche urbane diverse e complesse, in particolare nei paesi in via di sviluppo. (Immagine 2)

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Immagine 2 – Fonte: http://www.citygeographics.org (dati: United Nations WUP 2014)

Le città vedono crescere la loro popolazione, ma al tempo stesso si estendono. Occupano territori sempre più vasti. La macchia urbana si allarga.

Questo allargamento delle città non è però solo un problema urbanistico o di gestione del territorio. Come sono poi vissuti i territori è riflesso infatti di svariati fattori, e il costo degli immobili fornisce solo una informazione parziale della geografia sociale di una città. Le città subiscono ad esempio fenomeni dinamici di gentrificazione (quartieri operai progressivamente colonizzati da classi medie e superiori) o di ripopolamento poichè generano attrazione grazie ai servizi che offrono (lavoro, sanità, istruzione trasporti…) costruiti negli anni sulla base di specifiche politiche di welfare.

Su questo panorama quali sono le sfide delle città? Il miglioramento dell’ambiente urbano, conciliare la modernità con il rispetto del patrimonio esistente, il trattamento dei rifiuti cittadini

la vera questione è quella dei modi di consumo dei cittadini. Queste città non possono aspirare ad essere sostenibili se per i loro cittadini lo spreco è una pratica sistematica.

Servono quindi nuovi modelli di città e approcci globali e su misura, ricordandosi che se una parte del mondo deve solo perfezionare i propri ecosistemi urbani, il Sud del mondo affronta ancora grandi sfide vitali come l’approvigionamento idrico ed alimentare, minime opportunità di lavoro, abitazioni salubri, servizi sanitari… Uno sviluppo senza il quale i flussi migratori non hanno possibilità di diminuire.

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Immagine 3 – Fonte: http://www.prb.org (dati: United Nations 2012)

Consapevoli della crescita demografica prevista nei prossimi decenni, e dei trend migratori nelle città, saremo capaci di accettare la sfida e di costruire (letteralmente) un mondo migliore? Non sembra uno di quegli appuntamenti ai quali ci si possa permettere di presentarsi impreparati.

Francesco Zironi – http://www.zironiarchitetti.it

 

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DDD Digital Drawing Days 2017

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Incredibile esperienza ai DDD Digital Drawing Days 2017 di Arezzo che si sono tenuti il 3 ed il 4 Novembre, quest’anno all’ 8° edizione.

Sul palco si sono susseguiti relatori che hanno raccontato le principali innovazioni nei campi del disegno digitale e grafica – con una importante accenno al campo della realtà virtuale che ormai sta tracimando in tutti gli ambiti, compreso quello architettonico.

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Occasione importantissima è stata poter partecipare alla Masterclass  Rhino+Grasshopper Crash Course tenuto da Giuseppe Massoni (Master Trainer Mc Neel) dove si sono trattati i fondamentali del Plug-in Grasshopper che a quanto pare dalla prossima release verrà integrato in Rhino. La possibilità di trasformare un progetto (architettonico o di design) in un progetto parametrico, ossia con variabili che possono essere modificate nel tempo, sta diventando sempre più importante e consente uno sviluppo estremo nella ricerca architettonica – evitando improduttivi loop all’indietro nel processo progettuale – e rendendo incredibilmente produttivo tutto l’iter progettuale.

Tra i tanti interventi segnaliamo la presentazione di Jan Kokol, con la presentazione Beyond Generative Jewelry Design – Design Tools for Digital Crystal Replicas” riguardante un plugin creato per Rhino che consente la realizzazione di prodotti Swarosky la cui gestione di creazione della struttura di sostegno dei cristialli viene completamente automatizzata dal software. Al di là della indiscutibile rapidità che questi software consento con l’automatizzazione del processo crativo-progettuale-realizzativo, i traguardi raggiunti da applicazioni come queste aprono prospettive inedite per quanto riguarda l’automazione dei processi progettuali in svariati ambiti. Pensiamo a quelli riguardanti la progettazione strutturale dove applicativi come questi possono stravolgere completamente (in meglio) i comuni iter progettuali aprendo a panorami impensati anche solo 5 anni fa. 

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Aspettiamo fin da ora con impazienza le prossime giornate DDD!

Francesco Zironi – http://www.zironiarchitetti.it

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Grandi lastre ceramiche

Siamo stati al Cersaie 2017  dove abbiamo seguito il Seminario tecnico dal titolo “Grandi lastre: progettazione, posa e manutenzione”.

Tutte le più grandi aziende ceramiche si sono ormai da anni dotate di cataloghi ricchi di produzioni ceramiche a grande formati – ma queste lastre non possono essere nè posate, nè movimentate (pensate alle problematiche relative alla sicurezza) come le classiche piastrelle e vi sono molti accorgimenti per ottenere una posa a regola d’arte di queste lastre oltre a precisi riferimenti normativi UNI che ne indicano con precisione le modalità di esecuzione e non solo.

Abbiamo quindi deciso di seguire questo seminario che ha trattato i seguenti punti:

  • Istruzioni per la progettazione, l’installazione e la manutenzione di piastrellature ceramiche a pavimento e a parete e con grandi lastre.
  • Caratteristiche e requisiti della piastrellatura ceramica.
  • Progettazione, posa e installazione.
  • Collaudo e accettazione.
  • Presentazione del sistema di attestazione di Assoposa.
  • Individuazione e inquadramento delle figure tecniche coinvolte

Al seminario teorico ha seguito una interesante dimostrazione pratica in laboratorio di posa della quale pubblichiamo un video con alcuni momenti di quanto eseguito da parte dei Maestri Piastrellisti Assoposa, organizzatore del seminario.

L’utilizzo dei dispositivi per la movimentazione in sicurezza delle lastre è uno degli aspetti che ci ha colpito di più – La normativa identifica come “lastre di grande formato” ogni piastrella che abbia dimensioni superiori a 60 cm e se per queste magari non vi sono grosse difficoltà in cantiere, immaginate cosa può significare spostare lastre di 2 o 3 metri di lunghezza!

Oltre alla difficoltà di movimentazione dobbiamo pensare soprattutto alla sicurezza degli peratori in quanto, in caso di spacco, queste grandi lastre possono trasformarsi in pesanti e pericolose lame. Il corretto uso di questi dispositivi e attrezzature diventa quindi fondamentale in tutti i cantieri dove si sceglie di impiegare lastre di grande formato sia per la corretta posa sia per garantire standard minimi di sicurezza. Non ci si deve quindi improvvisare, ma sempre affidare a personale esperto e qualificato.

Francesco Zironi – http://www.zironiarchitetti.it

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Senza Architettura – Le ragioni di una crisi

Autore: Pippo Ciorra9788842096498

Editore: Laterza

Prima pubblicazione: 2001

 

Mentre l’umanità raggiunge l’apice tecnologico – ingegneristico, questo non sembra riguardare le nostre città. Il paese costruito che vediamo fuori dai finestrini delle nostre auto è, infatti, un’altra cosa. Rincorriamo ogni novità tecnologica: il nuovo schermo ad altissima definizione, l’ultimo modello di telefonino e presto viaggeremo su automobili liberi dalla necessità di guidare… in Italia questo si scontra con il nostro atteggiamento nei confronti dell’architettura e degli architetti, producendo un enorme divario tra quello che si costruisce qui e quello che avviene a livello internazionale; oltre ad essere un irrecuperabile ed orribile spreco di energie, risorse, capacità che colpisce da anni intere generazioni di professionisti

“facciamo di tutto per tenere il paese al riparo dall’innovazione, come fosse una calamità naturale da cui difendersi. in pratica un suicidio anche economico.”

In una lucida analisi, Ciorra racconta questo disagio, raccontandolo per ambiti: dalle problematiche dell’Università italiana, alle riviste, le committenze (pubbliche) e il ruolo delle archistar, il rapporto con l’arte… portando luce sul risultato che tutto questo ha sulla nostra Architettura.

Francesco Zironi – http://www.zironiarchitetti.it

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Mio caro Architetto

Mio caro architetto,
io le chiedo un progetto..
Perché il posto in cui vivo,
È da un po’ che mi va stretto..
Eh, non è lo spazio perché mi posso adattare
È che in questo posto, non c’è un posto per sognare..
Per sognare..
E non è mica un fatto marginale,
Non lo è..
L’ho già detto al perito
E anche lui l’ha capito
Che al di là del valore
Lo spazio migliore
È uno spazio non finito..
E poi un orizzonte largo con una prospettiva
che veda più lontano di questa eterna trattativa
Perché uno sguardo aperto..puntato sul futuro..
Che non si fermi certo appena trova un muro!
Appena trova…un muro
Mio caro ingegnere,
me lo fate un piacere?
A me serve una casa,
no..ma nemmeno una casa,
basterebbe un cantiere..
io comunque mi scuso..
se ho commesso un abuso,
ma lei mi insegna avvocato,
che se abuso c’è stato..
forse è di quello di chi mi illuso..
di avere un orizzonte largo, con una prospettiva,
che veda più lontano di questa eterna trattativa..
ah..uno sguardo aperto puntato sul futuro..
Che non si fermi certo appena trova un muro..
Appena trova un muro..
Non c’è niente di sicuro..
Non protegge per davvero..
 www.zironiarchitetti.it
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Next stop > ARCOSANTI

arcosanti_sign_-_panoramioCon questo post auguriamo buon viaggio ed esperienza all’Antropologo Ivan Severi, che è partito per Arcosanti (Arizona) per partecipare ad uno dei workshop che si tengono nel laboratorio urbano immaginato e costruito dall’Arch. Paolo Soleri.

Non vediamo l’ora che ci invii le sue impressioni! A presto!

Francesco e Michele Zironi – http://www.zironiarchitetti.it

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