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Senza Architettura – Le ragioni di una crisi

Autore: Pippo Ciorra9788842096498

Editore: Laterza

Prima pubblicazione: 2001

 

Mentre l’umanità raggiunge l’apice tecnologico – ingegneristico, questo non sembra riguardare le nostre città. Il paese costruito che vediamo fuori dai finestrini delle nostre auto è, infatti, un’altra cosa. Rincorriamo ogni novità tecnologica: il nuovo schermo ad altissima definizione, l’ultimo modello di telefonino e presto viaggeremo su automobili liberi dalla necessità di guidare… in Italia questo si scontra con il nostro atteggiamento nei confronti dell’architettura e degli architetti, producendo un enorme divario tra quello che si costruisce qui e quello che avviene a livello internazionale; oltre ad essere un irrecuperabile ed orribile spreco di energie, risorse, capacità che colpisce da anni intere generazioni di professionisti

“facciamo di tutto per tenere il paese al riparo dall’innovazione, come fosse una calamità naturale da cui difendersi. in pratica un suicidio anche economico.”

In una lucida analisi, Ciorra racconta questo disagio, raccontandolo per ambiti: dalle problematiche dell’Università italiana, alle riviste, le committenze (pubbliche) e il ruolo delle archistar, il rapporto con l’arte… portando luce sul risultato che tutto questo ha sulla nostra Architettura.

francesco zironi

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Pubblicati su: Cantine, Caverne, Bunkers

Cantine, Caverne, Bunkers: La protezione antiaerea a Cagliari durante la Seconda Guerra Mondiale

Cantine, Caverne, Bunkers: La protezione antiaerea a Cagliari durante la Seconda Guerra Mondiale

Il nostro progetto sul Rifugio antiaereo di Villa Spada a Bologna è stato pubblicato nel libro di Massimo Rassu “Cantine, Caverne, Bunkers: La protezione antiaerea a Cagliari durante la Seconda Guerra Mondiale” Ed. A.R.S.O.M. (Associazione Ricerche Storiche sugli Ordini Militari).


Trovate il riferimento a pp. 95 e 97 del libro – Al link seguente una anteprima: CLICCA QUI

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… se vogliamo.

due_di_due“Non c’è niente di inevitabile nel mondo com’è adesso. E’ solo una dei milioni di forme possibili ed è venuta fuori sgradevole e ostile e rigida per chi ci vive. Ma possiamo inventarcene di completamente diverse, se vogliamo.

Possiamo smantellare tutto quello che abbiamo intorno così com’è, le città come sono e le famiglie come sono e i modi di lavorare e di studiare e le strade e le cose e gli uffici e i luoghi pubblici e le automobili e i vestiti e i modi di parlarci e guardarci come sono. Possiamo inventare soluzioni completamente diverse, fare a meno del denaro e dei materiali freddi e duri e dei motori e del potere, se vogliamo.

Possiamo riempire di alberi le città, far crescere foreste nelle piazze, rompere l’asfalto e restringere le strade e dipingere tutto a colori vivi, e chiudere tutte le fabbriche e inventare altri modi di lavorare, produrre solo cose che servono davvero e solo con materiali che danno piacere a chi le usa. Possiamo inventare altri mezzi di trasporto, costruire laghi e vie d’acqua e mettere musica nelle strade, possiamo trasformare la vita in una specie di avventura da libro illustrato, se vogliamo.

Non c’è nessun limite a quello che si può inventare, se solo usiamo le risorse che adesso vengono rovesciate per alimentare questo mondo detestabile.”

Andrea De Carlo, “Due di due”.

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