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Mio caro Architetto

Mio caro architetto,
io le chiedo un progetto..
Perché il posto in cui vivo,
È da un po’ che mi va stretto..
Eh, non è lo spazio perché mi posso adattare
È che in questo posto, non c’è un posto per sognare..
Per sognare..
E non è mica un fatto marginale,
Non lo è..
L’ho già detto al perito
E anche lui l’ha capito
Che al di là del valore
Lo spazio migliore
È uno spazio non finito..
E poi un orizzonte largo con una prospettiva
che veda più lontano di questa eterna trattativa
Perché uno sguardo aperto..puntato sul futuro..
Che non si fermi certo appena trova un muro!
Appena trova…un muro
Mio caro ingegnere,
me lo fate un piacere?
A me serve una casa,
no..ma nemmeno una casa,
basterebbe un cantiere..
io comunque mi scuso..
se ho commesso un abuso,
ma lei mi insegna avvocato,
che se abuso c’è stato..
forse è di quello di chi mi illuso..
di avere un orizzonte largo, con una prospettiva,
che veda più lontano di questa eterna trattativa..
ah..uno sguardo aperto puntato sul futuro..
Che non si fermi certo appena trova un muro..
Appena trova un muro..
Non c’è niente di sicuro..
Non protegge per davvero..
 www.zironiarchitetti.it
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Libertà

“La sola libertà che abbiamo il diritto di chiedere è la libertà di cercare, di essere, di credere e di amare il bello come il nostro spirito lo concepisce e lo percepisce, o come possiamo sentirlo.

Tale libertà è l’unica concessa agli uomini. Ed è una libertà sufficiente. E’ la nostra Patria.”

Frank Lloyd Wright

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A per…

A per Architettura

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I luoghi, dentro.

Esiste più spazio dentro che fuori di noi, mutevole, cambia forma se lo immaginiamo.

Si allinea quando si corre veloci, in bici, moto o su un treno di linea, si dispone di lato,  invisibile perchè concentrati in avanti.

Ribolle e ti avvolge intimo durante un sogno, colorato parla di sè ironico.

Dimostra tutto il suo potenziale, quando guardi il mare – lo spazio è sopra – lo spazio è sotto, cambia solo la densità.

Se chiudo gli occhi a volte mi perdo.

 

 

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… se vogliamo.

due_di_due“Non c’è niente di inevitabile nel mondo com’è adesso. E’ solo una dei milioni di forme possibili ed è venuta fuori sgradevole e ostile e rigida per chi ci vive. Ma possiamo inventarcene di completamente diverse, se vogliamo.

Possiamo smantellare tutto quello che abbiamo intorno così com’è, le città come sono e le famiglie come sono e i modi di lavorare e di studiare e le strade e le cose e gli uffici e i luoghi pubblici e le automobili e i vestiti e i modi di parlarci e guardarci come sono. Possiamo inventare soluzioni completamente diverse, fare a meno del denaro e dei materiali freddi e duri e dei motori e del potere, se vogliamo.

Possiamo riempire di alberi le città, far crescere foreste nelle piazze, rompere l’asfalto e restringere le strade e dipingere tutto a colori vivi, e chiudere tutte le fabbriche e inventare altri modi di lavorare, produrre solo cose che servono davvero e solo con materiali che danno piacere a chi le usa. Possiamo inventare altri mezzi di trasporto, costruire laghi e vie d’acqua e mettere musica nelle strade, possiamo trasformare la vita in una specie di avventura da libro illustrato, se vogliamo.

Non c’è nessun limite a quello che si può inventare, se solo usiamo le risorse che adesso vengono rovesciate per alimentare questo mondo detestabile.”

Andrea De Carlo, “Due di due”.

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